Recensione per lo Speciale Premio Strega di Raffaella Foresti

Un non-guerrieri che non seguirà, temo, la fortunata sorte dei non-maigret di Simenon, che la critica ormai unanimemente considera i veri capolavori dello scrittore belga.
Un (ex?) carabiniere specializzato in missioni internazionali sotto copertura, una donna, un bambino, e poco altro.

Il romanzo ambisce ad essere qualcosa di più del solito poliziesco, ma il risultato è deludente, e al lettore non resta nemmeno il piacere di un’onestissima suspense, fortemente compromessa dal fatto che quasi tutti gli eventi chiave della trama sono già accaduti, e vengono narrati attraverso noiose sedute d’analisi terapeutica nello studio di uno psichiatra.
La rielaborazione e il perdono di sé sono i temi del romanzo, ma penso che Carofiglio non abbia raggiunto la profondità necessaria, quella che da un racconto di semplice quotidianità umana è in grado di toccare il lettore nell’intimo, fino a spingerlo più in là dal proprio orizzonte emotivo e di pensiero.

Ciò che resta non è proprio un bleah, ma assomiglia molto ad un sob, o ad uno sgrunf.
Nasce il sospetto che un (pur bravo) scrittore di polizieschi non possa essere candidato allo Strega, e che per questo sia stato chiesto a Carofiglio di elaborare qualcosa di diverso, di più “letterario”… Il tentativo, purtroppo, si esaurisce nella trovata di interrompere la trama semplice e lineare inserendo, di tanto in tanto, alcune pagine dal diario di un altro misterioso personaggio, che avrà naturalmente un ruolo chiave nel finale della storia.
Non si tratta di un vorrei ma non posso, perché nel romanzo Il passato è una terra straniera (il suo migliore, secondo me) lo scrittore barese aveva dato prova di saper uscire dal “genere”, raccontando qualcosa in grado di restare.
Qui non arriva nemmeno.
Sob. Sgrunf.

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Raffaella Foresti
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