Recensione a cura di Marco La Terra

 

“Colui che è abbastanza paziente e valoroso da scrutare l’oscurità per tutta la vita sarà il primo a scorgere in essa la luce” (Khan)

 

Clicca sulla copertina e acquista il libro!

Questo romanzo dello scrittore russo Dmitry Glukhovsky, edito in Italia da Multiplayer (2010) ed ambientato nella linea metropolitana di Mosca, narra le avventure di un ragazzo poco più che ventenne, Artyom, all’interno di un mondo distrutto da una sanguinosa guerra atomica, esplosa vent’anni prima.

Gli esiti di questa guerra fratricida si sono rivelati devastanti: nell’anno 2033 l’atmosfera terrestre, satura di radiazioni nocive, non è più appannaggio dell’essere umano, bensì di pericolose creature mutanti, tra cui predomina la razza dei Tetri, vera antagonista dell’uomo per la supremazia di ciò che resta del mondo che fu.

All’interno di quest’universo dai connotati apocalittici, l’essere umano è stato costretto a rifugiarsi nel sottosuolo abbandonando sogni, speranze e prospettive.

Unico obiettivo: sopravvivere.

L’incipit del romanzo è in effetti drammatico e inquietante: immaginatevi di abbandonare per sempre il sole, la luce, la dolce brezza primaverile e le allegre passeggiate autunnali lungo viali alberati. Non piú tramonti, aurore e corpi celesti ad impreziosire le terse notti d’estate: un traumatico e definitivo addio al mare, alle montagne, a tutto ciò che si incarna nella Natura, rendendola unica e sublime.

Basta con tutto.

Dimenticatevi il confortante universo del XX secolo: in quello di Metro 2033 l’uomo paga tutte le colpe accumulate nel corso dei secoli, una volta per tutte, in maniera irreversibile e drammatica. Le bellezze del mondo antico, quello abitato prima del disastro atomico, sono scomparse per sempre: entro gli angoscianti sotterranei della Metro si procede guidati dal deprimente chiarore di flebili luci artificiali, cibandosi di topi e, all’occorrenza, abbandonandosi al cannibalismo. L’esistenza trascorre lenta e inesorabile, nell’inconfessabile attesa di un nuovo disastro imminente, la cui impressione sembra tatuata nei cuori degli abitanti della Metro: l’estinzione della specie umana per mano dei Tetri.

All’interno di questo scenario di cupa disperazione, le speranze vengono riposte in Artyom, un ragazzo nato poco prima del disastro nucleare che ha stravolto il mondo, investito di un importantissimo incarico da un oscuro personaggio di nome Hunter. La missione consiste nella consegna di un messaggio al Colonnello Melnik, fulcro della resistenza umana contro l’invasione tetra, nel cuore della metropolitana moscovita: la Polis.

Inizialmente, Artyom è impreparato a reggere l’urto di un incarico così importante per le sorti dell’umanità e, come un novello Dante, viene guidato in quest’autentica discesa negli Inferi da una serie di personaggi molto diversi fra loro (Bourbon, Khan, gli uomini della Brigata “Che Guevara” ad esempio) i quali, animati da intenzioni a dire il vero non sempre benevole nei riguardi del nostro eroe, consentiranno allo stesso di maturare e rendersi autonomo. L’intimo percorso compiuto da Artyom lo condurrà ad una graduale emancipazione non solo dalle tipiche paure dell’età fanciullesca, ma soprattutto dal pregiudizio e dal fanatismo, religioso e ideologico.

In questo mondo tragico, crepuscolare e decadente, non possono esistere dogmi infallibili o verità rivelate: homo faber fortunae suae, semplicemente. La selva oscura può diradarsi solo grazie al sacrificio, all’abnegazione, alla completa dedizione di sè lungo un impervio cammino orientato alla conoscenza del proprio animo e del mondo esterno: un percorso rischioso, dagli esiti incerti, nella speranza di poter scorgere la tanto agognata luce.

Lungo questo percorso non vi sono certezze, dunque.

Persino i capisaldi della lotta che coinvolge Artyom perdono gradualmente forza: l’uomo rappresenta il Bene, il mondo dei Tetri il Male.

È proprio vero?

Nell’oscuro universo dipinto dalla sapiente mano di Glukhovsky tutto è incerto e divorato dal dubbio, condizione cui la paura ancestrale, frammista alla sete di conoscenza, inesorabilmente conduce.

Prima del disastro atomico imperava la regolare alternanza fra la notte e il giorno, l’uomo scandiva la propria esistenza basandosi su ritmi regolari, convenzionali, naturali. Adesso, nelle tragiche gallerie della metropolitana moscovita, l’uomo si è posto al di fuori dell’ordine naturale delle cose, al di fuori di tutto ciò che, poco tempo prima, era considerato normale: non vi è più un cielo a illuminare i sogni e le speranze, ma una squallida luce soffusa a rendere superflui l’alternanza sonno – veglia e lo stesso scorrere del tempo.

In quest’universo apocalittico, l’unica speranza di salvezza è data da Artyom, un ragazzo dall’animo puro e sincero, coraggioso, pronto a battersi nonostante comprenda l’enormità della sfida che lo attende. Un viaggio intenso e originale, intriso di paura e speranza, descritto da Glukhovsky con la passione e l’intensità di un navigato scrittore di fantascienza, capace di coinvolgere il lettore dalla prima pagina fino all’originale e imprevedibile epilogo.

Un must per gli appassionati del genere, un libro solido ed avvincente per i neofiti in cerca di idee originali.

Buona lettura.

___

laterra@raccontopostmoderno.com

 

Print Friendly

Post to Twitter Post to Delicious Post to Digg Post to Facebook