nacque dal profondo senso di colpa dell’industriale, inventore e scrittore dilettante Alfred Bernhard Nobel, svedese di nascita, morto a San Remo il 10 dicembre del 1896 dopo aver accumulato una vera fortuna per aver brevettato la dinamite.
Visti gli usi bellici del potente esplosivo, cui pare il brillante ingegnere non avesse proprio pensato, lo stesso pensò di purificare la propria anima e/o salvare la sua reputazione post mortem, attraverso una singolare disposizione testamentaria: la rendita delle sue ricchezze sarebbe stata devoluta al finanziamento di cinque premi (cui successivamente se ne aggiunse un sesto) tra cui uno, quello per la Letteratura, destinato a ricompensare ogni anno l’opera “di tendenza idealistica” di un grande uomo di lettere, che avesse segnato profondamente il corso della cultura mondiale.
La leggenda vuole che l’idea di istituire questi riconoscimenti, e di dar loro il proprio cognome, gli sia venuta l’indomani della morte del fratello Ludiwig, allorchè un giornalista francese, pensando che si trattasse di Alfred, così titolò:“Muore il mercante della morte”. Comprensibile lo shock, e la successiva ricerca di riabilitazione agli occhi del mondo.
Le modalità di selezione fino alla decisione definitiva ricalcano ancora, in gran parte, quelle dettate dallo stesso Nobel nel proprio testamento.
Come noto, il Premio viene assegnato dalla prestigiosa Accademia Svedese cui si affianca il Comitato per il Nobel, costituito da cinque membri dell’Accademia stessa, eletti ogni tre anni. Ma chi propone le candidature?
Dispiacerà a molti ma non è possibile auto-candidarsi. E’ necessario essere proposti da fonti ritenute qualificate quali precedenti premi Nobel, professori di letteratura e di lingue, componenti di accademie e società letterarie particolarmente rappresentative. Chissà, forse un giorno anche gli Alieni Metropolitani potranno proporre il loro candidato…
Ma torniamo alla nostra lezioncina. Ecco come funziona.
La lista dei candidati (circa trecento nomi) viene chiusa il primo febbraio. Ad aprile, dopo le selezioni del Comitato, approvate dall’Accademia nel massimo riserbo generale, diventano circa venti. Tra questi il Comitato seleziona la cinquina, che può essere successivamente modificata e/o integrata da Sua Eccellenza l’Accademia.
In estate rimangono chiusi per ferie.
A metà settembre i membri dell’Accademia, forse un po’ abbronzati, si riuniscono per la decisione finale, cui si giunge, finalmente, nel mese di ottobre.
L’elezione avviene a maggioranza assoluta, ed il premio consiste in dieci milioni di corone svedesi (circa un milione di euro) ricevute direttamente dalle venerabili mani del Re di Svezia.
I criteri. Eccoci qua. Siamo giunti al punto dolente.
Quali sono in criteri di scelta? Perché Dario Fo sì, e Mario Luzi, per esempio, malgrado la vana riproposizione decennale dei nobili Lincei, no? Si potrebbe dire che l’unico criterio è: l’insindacabile giudizio dell’Accademia di Svezia, che non è tenuta a rispettare alcuna indicazione.
Ma provando a capirci qualcosa di più, potremmo dire che, nello spirito del testamento, il Nobel dovrebbe andare “all’autore dell’opera letteraria più considerevole d’ispirazione idealista” (en del som inom litteraturen har produceradt det utmärktaste i idealisk rigtning, tipo, qualcosa del genere).
Non è per il miglior scrittore, dunque.
É una borsa di studio, che dovrebbe consentire al suo vincitore di continuare con la sua opera, perché meritevole, senza preoccuparsi troppo delle vendite. E una borsa si conferisce a chi ne ha bisogno, tecnicamente, ed anche per questo motivo si assegna solo ai viventi.
Sempre nell’intento di rispettare la volontà del testatore Alfred Nobel, che aveva una concezione sociale e militante della letteratura, spesso (ma non sempre) l’Accademia ha interpretato il Premio in senso politico, assegnandolo agli scrittori con un senso altamente civile della loro attività letteraria.
Forse per questo Dario Fo sì e Mario Luzi no.
Forse per questo – e vi consiglio di mettervi seduti – più di qualcuno prende molto sul serio la candidatura di Roberto Saviano.
Concludo con la più bella espressione, il pensiero più intelligente, che io abbia mai sentito riguardo all’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura. Lo si attribuisce a Madame La Comtesse de Ségur che, pare, una volta disse: i giurati di Stoccolma? “Ont des idées”.
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una lezioncina di Raffaella Foresti

1 comment
Senna says:
ott 6, 2011
Cosa penso… penso che il prestigio del Nobel derivi soprattutto dall’entità danorsa del premio. Volte scommettere che se domani fondo il “Premio Letterario Topolino” e metto in palio 2 milioni di euro, il riconoscimento più ambito diventa il mio?